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Salvini & Di Maio in love: una storia tutta itaGliana. Analisi tecnica dello scenario macroeconomico attuale

Alla luce dei risvolti attuali abbiamo assistito ad un vero e proprio attacco speculativo all’Italia, molto simile a quello avvenuto durante il governo Berlusconi nell’ambito del quale furono prese di mira le obbligazioni nazionali e bastonati i principali titoli finanziari e non del belpaese. Allora lo spread arrivò a toccare i 500 punti base, oggi i 300. La gravità della crisi tuttavia fu molto simile se prendiamo in considerazione il fatto che, all’epoca, non c’era nessun prestatore di ultima istanza (BCE) a comprare debito sovrano. Sulla base della reazione dei mercati e delle condizioni macroeconomiche attuali possiamo quindi considerare preoccupanti i livelli raggiunti dalle nostre obbligazioni che hanno scontato un’ipotetico scenario di uscita dell’Italia dall’euro, almeno fino a quando le notizie fatte trapelare dalla stampa ipotizzavano un possibile referendum sulla moneta unica in stile inglese da parte del governo Di Maio-Salvini.

Vedi Piano B per l’uscita dell’Italia dall’euro (clicca qui)

Il clima di incertezza si è tuttavia ridotto nel fine settimana, dopo che Di Maio e Salvini hanno barattato con Mattarella una soluzione “soft” che prevedesse posizioni più moderate sull’euro (vedi incarico Mef affidato a Tria al posto di Savona). La tempesta, allora, sembrerebbe passata e infatti le obbligazioni nazionali e la maggior parte dei titoli finanziari hanno realizzato cospicui recuperi dai minimi toccati in piena situazione di crisi. Ma è veramente così? Il peggio è stato davvero lasciato alle spalle? A mio avviso è difficile a dirsi. Seppure vi siano state alcune tranquillizzazioni sulle posizioni più estreme del governo giallo-verde permane ancora un clima di incertezza in cui è consigliabile attendere prima di riaprire le posizioni lunghe sul mercato, soprattutto per quanto riguarda i titoli più sensibili come i finanziari e, in primis, le banche popolari (i movimenti rialzisti a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni sono soprattutto ricoperture di posizioni short piuttosto che segnali di ingresso di fondi e investitori di lungo termine).

Come dobbiamo muoverci, allora, in chiave operativa? Ebbene, secondo la mia personalissima opinione, occorre attendere le posizioni ufficiali del governo e capire effettivamente come la maggioranza politica intende operare sulle questioni più delicate, prima fra tutte l’euro. Inoltre, dal punto di vista meramente tecnico, occorrerebbe aspettare una rottura confermata dei 23.000 punti indice del ftse mib (future) o addirittura, meglio ancora, dei 24.000 prima di avere uno scenario tecnico interessante per le posizioni lunghe. Sotto i 23.000 punti è invece possibile assumere delle posizioni ribassiste in ottica speculativa sull’indice o sui titoli più deboli come le banche popolari (BAMI e UBI in primis) o titoli come Azimut che presentano un quadro tecnico deteriorato.

Approfittiamo di questo contesto per ricordare al lettore che questi spunti sono le personalissime visioni dell’autore che scrive l’articolo e non vogliono essere assolutamente un invito all’investimento che comporta sempre dei rischi intrinseci e deve rimanere una scelta individuale e soggettiva da ponderare in funzione del livello di rischio che ognuno di noi è disposto ad assumere, soprattutto quando si opera a leva o con posizioni ribassiste dove la perdita potrebbe addirittura superare il capitale investito.

 

Il direttore editoriale

Alessandro Mastropaolo

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