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Il ritorno della volatilità e le opportunità di trading

La volatilità, croce e delizia dei trader, è tornata alla ribalta, che ci piaccia o no. Negli ultimi anni infatti, eccezioni a parte, i mercati finanziari sono stati caratterizzati da una certa linearità ed una volatilità tutto sommato contenuta grazie alle politiche monetarie accomodanti delle banche centrali e ad una situazione geopolitica relativamente stabile.

Oggi qualcosa sta cambiando e già questa estate, con il primo tonfo dell’economia cinese, c’è ne siamo accorti. Da un lato la Cina che pare non aver ancora risolto tutti i suoi problemi, dall’altro la tensione geopolitica in Medio Oriente e il rialzo dei tassi della Fed, sembrerebbero portare ad un 2016 caratterizzato da un volatilità in aumento. Del resto il vix per ora parla chiaro.

Per molti questo stato di cose viene visto come un male… soprattutto per il buon vecchio cassettista che ama dormire sonni tranquilli con le sue belle azioni in portafoglio che aumentano di valore. Tuttavia non sono tutti scontenti di questo stato di cose in quanto la volatilità, e mi riferisco soprattutto a quella intrinseca degli strumenti finanziari, porta maggiori opportunità di guadagno, soprattutto per i day trader che vedono la possibilità di sfruttare ampi swing entro i quali realizzare profitto. Naturalmente anche le banche e i broker sono ben contenti di questo stato di cose in quanto vedono aumentare il numero degli eseguiti medi e, quindi, delle commissioni.

Ma andando sul lato pratico sorge spontanea una domanda: come sfruttare esattamente la volatilità e come proteggersi dai noti effetti negativi di quest’ultima? Ebbene per lavorare in volatilità, soprattutto nel trading intraday, occorre anzitutto ponderare le quote di ingresso su tale valore ricordando che tanto più la volatilità è alta, tanto più occorrerà ridurre le size per limitare il rischio. Naturalmente, al fine di non incappare in una serie di operazioni negative, occorrerà anche allargare gli stop-loss considerando che spesso in queste situazioni anche i livelli tecnici più attendibili possono essere bucati come un burro per poi essere ripresi in un momento successivo. Tale handicap sarà però ben compensato dal trader esperto, da un lato posizionandosi su livelli di prezzo distanti, dall’altro optando per target sicuramente più ambiziosi ed appetibili dei pochi “tik” che normalmente si ottengono in situazioni di scarsa volatilità.

Un esempio classico operativo può essere quello di posizionarsi sotto supporti o resistenze importanti, aspettare l’abbattimento del livello e richiudersi in volè sul primo pull-back o ancora individuare un’area di eccesso rialzista o ribassista e prendere una posizione contraria al trend con più quote di piccola entità aspettando un ritracciamento. Per coloro che non amano operare in controtrend, invece, si può optare per la rottura dei livelli tecnici accompagnati da volumi, salvo avere la prontezza di richiudersi qualora la rottura dovesse rivelarsi un falso break-out. Come vedete le opportunità sono molteplici, come al solito occorre tanta tanta disciplina e, lo ribadiamo ancora una volta, size gestibili ponderare sulla volatilità dello strumento e naturalmente sulla disponibilità del trader-investitore.

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