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Il punto della situazione sui mercati finanziari

Cosa sta accadendo sui mercati finanziari? Di tutto di più. Anzitutto, osservando la dinamica dei prezzi, notiamo un comportamento singolare degli indici: un’America ancora una volta sui massimi ed un’Europa che continua a sottoperformare gli USA. Tale comportamento sembrerebbe irrazionale in quanto la politica monetaria americana ha un bias molto più restrittivo rispetto quello europeo. Tuttavia, analizzando meglio la situazione macro, notiamo alcune dinamiche che giustificano, almeno per il momento, questo scenario. In primis le tensioni geopolitiche alle porte dell’Europa che, nonostante il quantitative easing della Banca Centrale Europea, hanno portato pressione sui prezzi. E non mi riferisco soltanto agli attentati di Parigi ma a tutto lo scenario nel suo complesso: la crisi in Ucraina, la guerra in Siria ed i rapporti difficili con la Russia. A ciò aggiungiamo, inoltre, la forte discesa dei prezzi del petrolio che hanno letteralmente affossato molte società petrolifere oltre ad accentuare uno scenario già fortemente deflattivo di cui soffre l’Europa.

Detto ciò, se andiamo ad analizzare i settori macroeconomici, notiamo che sono stati proprio quelli energetici e delle materie prime che hanno sofferto maggiormente. Al contrario i settori industriali e dei beni di consumo sono quelli che hanno performato meglio beneficiando dei bassi tassi di interessi. Considerazione a parte va fatta per il settore finanziario dove tra scandali e speculazioni varie ogni titolo ha vissuto una storia a se. Per quanto riguarda il mercato dei paesi emergenti, invece, vi è stata e permane tutt’ora una situazione difficile aggravata dal crollo delle materie prime e dalle tensioni geopolitiche ed economiche che caratterizzano ad esempio paesi come la Turchia, la Russia, il Brasile e non ultimo la Cina che, nonostante il rimbalzo dopo il tonfo di questa estate, si trova ancora in un trend discendente. Sul fronte valutario abbiamo invece un Euro-Dollaro che, proprio quando sembrava dover raggiungere la parità, spiazza i mercati con un rimbalzo provocato, in parte, dal regalo di Natale che Mario Draghi ha deciso di fare alla Federal Reserve: un nuovo QE al di sotto delle aspettative del mercato, forse finalizzato a non fare apprezzare eccessivamente un dollaro che dovrà fare i conti, prima o poi, con un rialzo dei tassi di interesse.

Cosa aspettarsi allora in questo complesso scenario? Be’ è difficile fare delle previsioni attendibili prima del 16 dicembre, giorno in cui la Federal Reserve si pronuncerà sulla politica monetaria americana che molti si aspettano restrittiva. Seguendo un iter logico, tuttavia, scenario geopolitico permettendo, l’Europa dovrebbe beneficiare di un QE che ancora non ha dato i suoi frutti mentre l’america dovrebbe avviarsi verso una fase lateral-ribassista qualora i tassi dovessero iniziare un vero sentiero in salita. In ogni caso, sempre salvo brutte sorprese o scenari imprevisti, le politiche anticicliche delle banche centrali (America restrittiva ed Europa espansiva), per la teoria dei vasi comunicanti, dovrebbero garantire un cuscinetto di di sicurezza contro gli shock sistemici a tutta l’economia mondiale.

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