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Gli aumenti di capitale: cosa sono e come sfruttarli a proprio vantaggio

Gli aumenti di capitale rappresentano occasioni straordinarie per entrare nel capitale di una società quotata a prezzi mediamente più bassi di quelli di mercato. Per lo speculatore dell’ultimo momento invece, spesso, costituiscono ghiotte occasioni per realizzare guadagni eccezionali in tempi relativamente ristretti. A volte si riesce anche raddoppiare il capitale impiegato nel giro di pochi giorni, e tutto questo con un rapporto rischio-rendimento favorevolissimo. Purtroppo spesso costituiscono un’arma a doppio taglio, soprattutto per chi non ne conosce le dinamiche o per l’investitore di lungo periodo che, qualora optasse per una gestione passiva della sua posizioni in titoli, si vedrebbe diluita la sua quota azionaria senza neanche rendersi conto di quanto accaduto.

Ma partiamo dalle basi. Un aumento di capitale è in pratica una richiesta di denaro agli azionisti di una società quotata. Tale scelta può avvenire per diverse ragioni che vanno dalla necessità di far fronte a crisi di liquidità fino alla raccolta di denaro fresco per sviluppare piani industriali o programmi di acquisizioni. Quando un’azienda si appresta a chiedere denaro agli azionisti solitamente è costretta ad offrire uno sconto sulla nuova azione rispetto ai prezzi di mercato dei titoli in circolo al fine di invogliare i nuovi sottoscrittori ad aderire all’operazione. Ciò comporta la maggior parte delle volte una perdita di valore del titolo, un po’ a causa del riallineamento del prezzo delle azioni in circolazione a quelle di nuova emissione, un po’ per alcune operazioni di arbitraggio poste in essere dalla speculazione professionale che si appresta a shortare il titolo per ottenere il prestito delle azioni da chiudere successivamente con la sottoscrizione dei diritti (si tratta in questo caso di operazioni particolari tese a sfruttare il disallineamento di prezzo tra l’azione trattata sul mercato e quella opzionata).

Ciò che avviene in pratica in un aumento di capitale è questo: l’azionista si vede scorporato dal prezzo dell’azione che aveva in portafoglio un valore inglobato in un nuovo strumento finanziario, il diritto di opzione, che gli da la prelazione a sottoscrivere le nuove azioni ad un prezzo scontato. Naturalmente qualora l’azionista non volesse aderire all’aumento avrebbe la facoltà di vendere i diritti di opzione sul mercato, cosa che il più delle volte fa la banca qualora non riceve comunicazioni dal cliente in possesso di tali strumenti.

Solitamente gli aumenti di capitale, come dicevamo nella premessa, rappresentano un’occasione interessante in quanto il titolo spesso tocca i minimi di periodo proprio in questa occasione. Dal punto di vista dello speculatore invece offre numerose possibilità operative tipo la vendita allo scoperto del titolo nei giorni precedenti l’aumento (che solitamente scende) e la successiva sottoscrizione del diritto che va a costituire un vero e proprio arbitraggio. Inoltre va considerato che spesso negli ultimi giorni di trattazione il diritto compie salite verticali che possono arrivare anche ad un incremento del 100% del suo valore. Naturalmente è bene ricordare, qualora si investe su questi strumenti, che se non sottoscritti entro la data di scadenza il loro valore si azzera. Infine, ma non meno importante, per il cassettista che non volesse aderire all’aumento, spesso tale situazione risulta vantaggiosa per abbassare il prezzo di carico delle azioni. Vendendo i titoli in portafoglio, anche a fronte di una perdita in conto capitale, si ha l’opportunità di ricomprarli durante l’aumento di capitale o subito dopo ad un prezzo più conveniente.

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