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BCE: un Quantitative Easing quasi perfetto. Aiaiaiaiai Mario Mario Mario

FRANKFURT AM MAIN, GERMANY - NOVEMBER 06: Mario Draghi, President of the European Central Bank, laughs as he speaks to the media following the monthly ECB board meeting on November 6, 2014 in Frankfurt, Germany. This is the last press conference Draghi will hold as the ECB is in the process of moving into its newly-built headquarters away from the central banking district in Frankfurt. (Photo by Thomas Lohnes/Getty Images)

Ieri 22 gennaio 2015, come ben sapete, la Banca Centrale Europea ha varato un’importante azione di politica monetaria dando il via all’acquisto di bond dei paesi dell’eurozona, il cosiddetto Quantitative Easing. L’azione rientra tra le politiche monetarie non convenzionali, anche se ormai sta diventando la prassi, e consiste in una vera e propria iniezione di liquidità nell’economia reale.

In pratica oggi la BCE, a partire da marzo, riacquisterà i titoli governativi che le banche avevano comprato anni addietro attraverso le operazioni LTRO ampliando di fatto il proprio bilancio.
Secondo quanto ha dichiarato l’attuale governatore Mario Draghi, l’ammontare degli acquisti sarà di 1.080 bn fino a settembre 2016 per una media di 60 bn al mese. Naturalmente, come è stato ribadito, il vero obiettivo della Banca Centrale è quello di riportare l’inflazione in prossimità del 2% per evitare una spirale deflazionistica (vedi Giappone) quindi gli acquisti potrebbero continuare anche oltre gli ammontari previsti.

Il QE darà una bella boccata di ossigeno alle povere e stanche economie europee che, congiuntamente ai bassi tassi di interesse, al crollo dei prezzi delle materie prime e alla svalutazione competitiva dell’euro, potranno con tutta probabilità trovare le basi per una ripresa duratura nel tempo.
Naturalmente gli effetti sull’economia reale saranno tangibili solo nel medio-lungo termine mentre i mercati finanziari, soprattutto quello valutario, scontavano lo questo scenario già da un pezzo. Pertanto, salvo eventi esogeni, l’euro dovrebbe continuare a svalutarsi sul dollaro e l’equity europeo dovrebbe iniziare la tanto agognata salita per recuperare quel famoso gap con gli Stati Uniti d’America.

Unico neo, ancora una volta, la difficile integrazione degli stai dell’Unione Europea. Nonostante ci sia stato il famigerato QE non vi è stata una vera e propria mutualizzazione del debito. Soltanto il 20% dei titoli sovrani infatti saranno detenuti dalla BCE mentre saranno le singole banche centrali dei rispettivi paesi che deterranno il rimanente 80% delle emissioni… come dire: quando le cose vanno bene siamo l’Europa ma se le cose si dovessero mettere male ognuno si riveda i caxxi suoi.
Se da un lato però questa decisione rappresenta un segnale non incoraggiante sotto l’ottica dell’integrazione, dall’altro lato sarà sicuramente, o meglio si spera, un sprono ai singoli paesi per fare riforme strutturali e divenire competitivi salvo restare nella cacca da soli… è così, è la dura legge del mercato (e della Germania).
Ultima considerazione (doverosa) la retorica de signor Draghi il quale ha saggiamente fatto uscire nei giorni scorsi alcune notizie “sottobanco” di un’imminente QE di inferiore importo. Con tale strategia ha da un lato mitigato la speculazione che ci sarebbe stata in seguito ad un annuncio a sorpresa, dall’altro lato è riuscito a bilanciare la delusione di una bassa mutualizzazione del rischio con un’ammontare di acquisti superiore alle attese… pertanto a differenza della porcata della Banca Centrale Svizzera dobbiamo riconoscere la grande professionalità del nostro Mario.

Da un punto di vista operativo, una volta superato lo spauracchio del fantasma greco di domenica (ammesso che vada tutto bene), ogni discesa dell’azionario dovrebbe essere un’occasione di acquisto per una salita strutturale di medio-lungo termine. Le obbligazioni infatti rendono pochissimo e gli unici investimenti potenzialmente remunerativi sono quelli azionari e, salvo sorprese, presto in molti ne accorgeranno.

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