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Le politiche monetarie delle banche centrali, le prospettive future sull’economia e ciò che i media non dicono

dollari su tavolo

Federal Reserve e Banca Centrale Europea sono gli attori principali, le politiche monetarie, i tassi di interesse ed i tanto famigerati Quantitative Easing gli strumenti utilizzati per perseguire i propri mandati, ossia la crescita del sistema economico in America e la stabilità dei prezzi in Europa.
Fin qui tutto semplice e lineare, ma quali sono state in realtà le mosse e le vere finalità delle banche centrali in questi ultimi anni? Quali gli obiettivi “occulti” perseguiti con le azioni intraprese (o non intraprese) e quali saranno i possibili scenari futuri?

È presto detto. Se facciamo un salto indietro nel tempo ricordiamo come, dopo la crisi del 2008 provocata dalla bolla dei mutui suprime, la Federal Reserve iniziò un piano di acquisto di bond al fine di sostenere l’economia attraverso l’iniezione di un’enorme massa di liquidità nel sistema. Al primo piano di acquisti di asset ne seguì un secondo nel 2010 ed un terzo nel 2012.
Nel frattempo in Europa, in seguito alla crisi dei debiti sovrani che gettava nel panico gli stati più indebitati del vecchi continente, in particolare Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna, la Banca Centrale Europea tra dubbi e polemiche varie, iniziava ad intraprendere timide azioni espansive tagliando i tassi di interesse con un mercato che ha sottoperformato, e di molto, quello americano.

Allo stato attuale invece ci troviamo in una situazione diametralmente opposta a quella di alcuni anni a fa. La Federal Reserve infatti ha iniziato ad intraprendere misure restrittive annunciando la fine del famigerato Quantitative Easing e teoricamente si appresterebbe a rialzare nella seconda metà del 2015 i tassi di interesse sulla valuta americana. La Banca Centrale Europea in controtendenza dovrebbe annunciare a breve la prima vera e propria iniezione di liquidità in Europa dando il via ad un massiccio piano di acquisto dei titoli di stato dei paesi membri dell’UE che aprirebbe le danze ad un vero e proprio allentamento monetario stile Fed.

I mercati infatti, che tendenzialmente anticipano i movimenti sulla base delle aspettative attese, hanno iniziato a prezzare questo “cambio di staffetta” portando il dollaro ad una forte rivalutazione rispetto all’euro, tendenza che almeno in linea teorica dovrebbe continuare sul lungo periodo.
Le implicazioni di queste politiche monetarie mi portano tuttavia a ragionare sui possibili scenari futuri che tali decisioni comportano e su quei famosi obiettivi “occulti” che le Banche Centrali potrebbero voler conseguire. In pratica, proprio mentre ci si accinge ad aspettare queste ipotetiche mosse espansive di Draghi, ci troviamo con un dollaro fortissimo ed un euro estremamente debole e, come se non bastasse, con prezzi dell’equity europei (volutamente?) depressi. Quali sarebbero allora le implicazioni? Senza ombra di dubbio, e non ci vuole un bambino a capirlo, ci troviamo una situazione in cui i capitali americani trovano una forte convenienza a comprare aziende in Europa, favoriti sia dall’effetto cambio sia dall’effetto deflattivo che ha portato ad un abbassamento dei prezzi di mercato. Volendo essere maliziosi allora verrebbe da pensare che tale manovra congiunta sia stata messa in atto per favorire i grossi speculatori americani a conquistare quote di mercato in Europa.
Se ciò fosse vero vedremo nel medio-lungo termine una ripresa dei mercati Europei che andrebbero teoricamente a colmare il gap di competitività perso in questi lunghi anni nei confronti dell’America… naturalmente non senza vedere probabili picchi di volatilità nel breve termine che potrebbero essere causati da un ipotetico nuovo “fantasma greco” o da una possibile “delusione Draghi” qualora dovesse non essere all’altezza delle aspettative.

In chiave operativa allora una possibile soluzione di investimento sul medio-lungo periodo, una volta esaurita l’ipotetica esplosione di volatilità, potrebbe essere un investimento sui titoli europei. I trader più cauti (ed esperti) potrebbero invece lavorare in spread shortando i listini americani e longando quelli europei, magari hedgiandosi con il cambio e prendendo profitto dal differenziale di resa dei due indici. In ogni caso il mio consiglio è quello di non essere impulsivi e di aspettare che le nubi si schiariscano prima di prendere posizioni strutturali, anche al rischio di comprare a prezzi più alti… del resto ancora molte incognite gravano sui listini nostrani: il QE ancora non è stato annunciato in via ufficiale e, come sapete, anche qualora venisse annunciato toccherebbe comunque valutare i dettagli, in Grecia bisogna aspettare l’esito delle elezioni e, per quanto riguarda la Russia, la “guerra fredda” sembra ancora non essere finita. Ai posteri l’ardua sentenza…

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