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marzo 7, 2014
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La realtà è ineluttabile e l’interpretazione è soggettiva

maschera teatro

Dopo due articoli di finanza vorrei parlare oggi di qualche altra cosa, magari anche per distaccarmi un po’ dall’argomento “mercati” visto che domani con la conferenza di Draghi ci sarà da ballare parecchio!

Con questo post parlerò brevemente di un argomento spesso ignorato da chi non mastica di comunicazione giornalistica ossia l’interpretazione della notizia. Ebbene, per quanto ne dicano i giornalisti anglosassoni, io penso che non possa esistere in maniera assoluta l’informazione oggettiva.

Ogni notizia è e sempre sarà un’interpretazione soggettiva della realtà. Il primo filtro è sicuramente l’autore della notizia che, consapevolmente o inconsapevolmente, offre al lettore il suo personale punto di vista sul fatto, che verrà influenzato dalle cose dette, dalle cose non dette, dalle parole utilizzate, dallo stile e, in generale, da tutti gli artifici utilizzati. Il secondo filtro è invece il lettore che, in base alla propria cultura, alle proprie esperienze, alle proprie credenze, ai propri valori darà una sua interpretazione personale e soggettiva di ciò che legge.

Nella maggior parte dei casi, soprattutto quando si tratta di giornali, la notizia, il fatto, viene consapevolmente manipolato al fine di indurre il lettore a pensarla in un determinato modo. Tuttavia, anche quando non vi è alcuna manipolazione, vi è sempre e comunque un’interpretazione per i motivi detti poc’anzi. Tanto per fare un esempio immaginate di descrivere una stanza: probabilmente qualcuno porrà particolare enfasi sul colore delle tende, qualcun’ altro parlerà di quei graziosi soprammobili che riempiono la camera, qualcun’ altro ancora sarà rapito da quel quadro misterioso al punto tale di non notare neanche la presenza delle tende… eppure stiamo parlando della stessa stanza.

Chi vi racconta la storia dell’oggettività mente, spesso con dolo, al fine di convincervi che ciò che vi sta raccontando è la realtà… cazzate. La realtà non esiste, è sempre il frutto di un’interpretazione. Pirandello aveva ragione, si sbagliava solo sul numero… non centomila ma molte molte di più.

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